Al supermercato come al cinema

cestino spesa

Sarà una deformazione professionale dovuta al fatto che ho interiorizzato le ricerche di mercato, ma il supermercato rappresenta per me un punto di osservazione privilegiato sul comportamento della gente.

Quando sono all’estero devo assolutamente fare un giro in un paio di punti vendita perché vedere cosa i locali mangiano a portano a casa rappresenta il modo più vivo per conoscere il posto in cui sono.

Comunque, al di là dell’aspetto voyeuristico di guardare nei carrelli degli altri e immaginare come vivono (grande passatempo quando si è in coda alla cassa!), al supermercato succedono anche cose divertenti, piccoli frammenti di vita reale degni delle migliori commedie hollywoodiane.

Mi viene in mente una coppia di pensionati ancora relativamente giovani e in forma, di fronte ai banconi delle offerte. “Guarda, c’è la tua confettura. Che gusto vuoi?” chiede lei entusiasta dell’affare. “Quello che vuoi tu. Non mi è mai piaciuta la confettura”, risponde lui (in dialetto milanese). “Ma come? La mangi tutte le mattine!”, ribatte lei (in italiano). “La mangio perché tu la compri, ma non mi è mai piaciuta” (in milanese). Quel bancale non era un bancale normale: era lo studio dell’analista di coppia trasposto in un altro luogo, davanti al quale lui si è finalmente tolto il nodo critico e lei è venuta a conoscenza di un segreto tenuto ben nascosto per anni e anni di felice matrimonio.

Più recentemente mi sono trovata fianco a fianco con una coppia di ventenni di fronte allo scaffale di shampoo e balsamo. La ragazza aveva bellissimi capelli lunghi, e non a caso: era una vera esperta del settore e decantava caratteristiche e benefici di ogni prodotto a lui. Lui… più che capelli aveva in testa la pelliccia di un pastore bergamasco (razza canina). All’entusiasmo di lei faceva da contrappunto l’interesse interessato di lui: la testa annuiva come il cagnolino delle auto e lo sguardo guardava lontano, oltre; oltre lo shampoo, oltre la doccia, oltre questa assurda fase di corteggiamento in cui doveva fingere di interessarsi a queste *@##@°] per arrivare al dunque!

Ci sarebbero poi altri personaggi: la coppia giovane adulta fissata con conservanti e percentuali che organizza un brainstorming di fronte ai succhi di frutta; oppure la mamma con il bambino aggrappato al carrello, il quale – noncurante dei vicini – chiede serafico: “fa niente se ho fatto una scoreggia?” (proprio questo termine che è suonato ancora più grande perchè uscito da una bocca così piccola).

Insomma, una varia umanità, che si riesce a godere quando il supermercato è semivuoto e si vorrebbe eliminare nei momenti di punta.

 

 

 

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