I flussi migratori ispirano il design

Interpretare le istanze sociali è la vocazione del design e il Fuorisalone rappresenta una vetrina privilegiata sulle direzioni che la società sta prendendo, anche quando queste sono appena abbozzate.

Se il tema ambientale e il rispetto o preservazione delle risorse del nostro pianeta rappresentano ancora una buona parte della ricerca e della progettazione, prende però sempre più piede il tema della migrazione. Un tema che si presta a diverse interpretazioni e che può riguardare sia situazioni di emergenza sia una nuova quotidianità, sempre meno ancorata a certezze e stabilità e più propensa – anche per scelta e per vocazione – a muoversi e ad adattarsi a nuovi contesti.

Sul fronte dell’emergenza è molto interessante il progetto Sheltersuit, una giacca impermeabile ad acqua e vento che – con l’aggiunta di una parte inferiore assicurata da zip – diventa una copertura completa per i senzatetto, anche durante le notti più rigide. Durante il Fuorisalone sono stati donati 100 Sheltersuit ai senzatetto di Milano.

Al Base di via Bergognone il design Nomade occupava l’area principale dell’esposizione. I progetti presentati erano i più disparati: dalla guida per attraversare i confini illegalmente con suggerimenti su metodi e strumenti da portare con sè (di Marta Monge), al catamarano con sopra montata una tenda, fino al concetto di hotel pop-up (di Emmy Polkamp), per ospitare viaggiatori in luoghi abbandonati trasformati in alberghi estemporanei. Sempre al Base è stato presentato poi Motherpack (di Pietro Quintino Sella), uno zaino multifunzione che riunisce tenda (illustrata all’interno con le immagini di un bosco), sacco a pelo e sacca per trasportare effetti personali. Interessante anche la casa portatile di Elena Bompiani, un progetto modulare che si adatta facilmente alle esigenze che si modificano nella quotidianità.

Collegato al tema della migrazione è il tema dei confini, che ha ispirato la ricerca della Burg Giebichenstein Kunsthochschule Halle. Una ricerca ancora in fase concettuale che prevedeva la partecipazione del pubblico, il quale veniva interrogato cosa fossero i confini, personali e sociali. Alla fine del percorso il premio era una “pillola di saggezza” per superare i nostri propri confini.

Burg Giebichenstein Kunsthochschule Halle

Nuove idee quindi per una società sempre in viaggio e che si trova spesso a condividere: coworking, clouding, sharing; per freelance, viaggiatori frequenti e seriali, slasheuse (come definiscono oltralpe le donne dalle molteplici attività che mettono una slash tra una e l’altra e non riescono a darsi un’unica etichetta) che hanno bisogno di ogegtti tanto flessibili e mobili quanto loro stessi.

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